I cambiamenti climatici sono evidenti più che mai. Eppure c'è ancora chi è convinto che non sia nulla di preoccupante o di allarmante, come invece gli scienziati hanno definito il climate change. Cos'è il negazionismo climatico, che può essere pericoloso in un momento storico nel quale il riscaldamento globale sta portando a modifiche del pianeta potenzialmente pericolose per tutti gli esseri viventi?
Il termine negazionismo climatico indica l'atteggiamento di quelle persone che negano o si rifiutano di credere che esistano dei cambiamenti climatici antropogenici, cioè provocati dalle attività umane. Un'altra faccia di questo fenomeno è chi nega, invece, che tali cambiamenti climatici siano così pericolosi come "dicono gli esperti". Gli scettici climatici sono moltissimi e ogni giorno mettono in discussione le prove che gli scienziati danno a supporto di una tesi che è evidente a chiunque.
Il motivo della negazione di fenomeni così chiari non è uno solo: c'è chi mette in dubbio i dati degli scienziati per interessi economici (come aziende e industrie che dipendono dai combustibili fossili e che vedrebbero nella transizione ecologica un rischio per i loro affari), per ideologie politiche, per timore che un approccio più green possa danneggiare la fiorente economia del proprio Paese, per incapacità di comprendere la scienza climatica, che comprende diverse discipline e spesso viene raccontata e spiegata in modo troppo difficile. C'è anche un problema di fondo di cattiva informazione e fake news o disinformazione che rende questo tema il terreno ideale per parlare di complottismo.
Il negazionismo climatico, però, fa male alla nostra società e al nostro pianeta al pari dei cambiamenti climatici, perché non permette di compiere quel salto culturale tale che ci possa consentire di rendere la Terra un posto più sicuro dove vivere. Chi nega che ci sia qualcosa che non va, infatti, rallenta quella transizione ecologica necessaria per risolvere il problema su scala globale.
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